Dr. Biserni Andrea — Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo

Psicoterapia: ansia, panico, depressione e disturbi dell'umore

In questo studio si trattano con la psicoterapia i disturbi d'ansia e gli attacchi di panico, la depressione e i disturbi dell'umore, le ossessioni, i disturbi psicosomatici, l'insonnia, i disordini alimentari, le crisi di coppia e il disagio dell'adolescenza. Il metodo è la psicoterapia centrata sulla persona, di scuola rogersiana: non si assegnano compiti e non si danno consigli, si lavora su come la persona sente e organizza il proprio problema. Il primo colloquio è gratuito e dura 50 minuti come tutti gli altri.

Che cosa cambia rispetto a una terapia con i compiti a casa

Chi ha già cercato uno psicologo in zona trova soprattutto studi a orientamento cognitivo-comportamentale: diario dei pensieri, schede, esposizioni graduate concordate seduta per seduta. È un approccio efficace e documentato, e per alcune persone è quello giusto. Qui il lavoro è impostato diversamente, e vale la pena sapere come prima di telefonare.

Approccio centrato sulla persona Impostazione direttiva
Fra una seduta e l'altra Nessun compito assegnato Esercizi, schede, registrazioni
Chi stabilisce l'argomento della seduta La persona Spesso un programma concordato in anticipo
Ruolo del terapeuta Capire dall'interno come la persona vede la situazione, senza giudicarla e senza suggerire soluzioni Insegnare tecniche e correggere i pensieri disfunzionali
Va bene per chi Chi sente di non essere mai stato ascoltato fino in fondo, chi diffida dei protocolli, chi ha già provato tecniche senza risultato Chi vuole istruzioni chiare e un programma a tappe

Una precisazione, perché è una differenza reale e non una formalità: nelle disfunzioni sessuali il lavoro cambia. La terapia psicosessuologica usa la psicoterapia mansionale integrata, che prevede indicazioni precise da svolgere a casa. In quel caso i compiti esistono, e sono il cuore del metodo.

Quando è il momento di chiedere una consulenza

Non serve una diagnosi per telefonare, ma questi sono i segnali che in clinica indicano che il problema non si sta riassorbendo da solo:

  • Durata. Il disturbo dura da più di qualche settimana e non sta migliorando, oppure va e viene a ondate sempre più ravvicinate.
  • Restringimento. L'elenco delle cose che si evitano si allunga: l'autostrada, l'ascensore, le riunioni, il supermercato affollato, restare soli in casa. Questo è il segnale più affidabile nei disturbi d'ansia, più del livello di ansia stesso.
  • Sonno. Il sonno è cambiato in modo stabile: ci si addormenta tardi, si sta svegli alle quattro, si dorme senza riposare.
  • Funzionamento. Il lavoro, lo studio o la vita familiare hanno cominciato a pagare il conto: giorni di assenza, errori, discussioni che prima non c'erano.
  • Risorse esaurite. Le strategie che funzionavano, cioè parlarne con un amico, fare sport, cambiare aria, non spostano più niente.

Il costo dell'attesa non è astratto. Nel disturbo da attacchi di panico la quota di sofferenza non viene dal panico, che dura minuti, ma dalla vita che si riorganizza intorno alla paura di un nuovo attacco. Più tardi si interviene, più ampia è la ricostruzione necessaria.

Problemi oggetto di intervento psicologico e di psicoterapia

Ansia, panico, fobie

Ansia generalizzata, stati ansiosi, attacchi di panico e disturbo da attacchi di panico (DAP), agorafobia, fobia sociale e ansia sociale, fobie e paure specifiche.

Depressione e disturbi dell'umore

Depressione, stati depressivi, distimia, disturbi affettivi, depressione post parto, depressione bipolare e disturbo maniaco-depressivo.

Ossessioni, compulsioni, trauma

Ossessioni e compulsioni, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo acuto da stress, disturbo post traumatico da stress.

Autostima, emozioni, momenti critici

Scarsa autostima, timidezza e insicurezza, problemi emotivi, disagio esistenziale legato a passaggi difficili: abbandoni, lutti, separazioni, menopausa, perdita del lavoro. Difficoltà nella crescita personale e nelle fasi di cambiamento.

Disturbi psicosomatici e somatoformi

Ipocondria, dismorfismo corporeo, disturbo algico, disturbo di conversione, disturbo di somatizzazione, disturbo somatoforme indifferenziato.

Comportamento alimentare

Iperalimentazione e abbuffate, bulimia, obesità, alimentazione legata all'emotività, ipoalimentazione.

Sonno

Insonnia, difficoltà ad addormentarsi, sonno frammentato, risveglio precoce, incubi, bruxismo.

Relazioni, coppia, adolescenza

Problemi relazionali in famiglia, nella coppia, al lavoro e nella vita sociale; crisi e conflitti di coppia, incomprensioni, separazioni, tradimenti, gelosia; disagio adolescenziale e dell'infanzia, ansia da separazione, stati ansiosi o depressivi in età evolutiva, enuresi, encopresi.

Disturbi di personalità

Disturbo dipendente, evitante, ossessivo-compulsivo e narcisistico di personalità.

Prima della psicoterapia, a volte serve un esame del sangue

Alcuni quadri che arrivano in studio come «ansia» o «depressione» hanno una causa fisica che va esclusa, perché nessuna psicoterapia la corregge:

  • Ansia con tachicardia, tremore, calo di peso e intolleranza al caldo: va controllata la funzione tiroidea.
  • Stanchezza, rallentamento e umore basso comparsi in poche settimane: emocromo, ferritina, vitamina B12 e vitamina D sono i primi accertamenti ragionevoli.
  • Insonnia con russamento e sonnolenza di giorno: si valutano le apnee notturne, che non si risolvono parlando del sonno.
  • Sintomi comparsi dopo l'avvio o la sospensione di un farmaco: cortisonici, interferone, alcuni antipertensivi e la sospensione brusca di benzodiazepine possono dare quadri ansiosi o depressivi.
  • Attacchi di panico dopo i cinquant'anni, senza nessun precedente: merita un inquadramento medico prima di quello psicologico.

Questo studio non prescrive farmaci né esami, perché lo psicologo e lo psicoterapeuta non sono medici. Quando l'inquadramento clinico fa emergere un sospetto di questo tipo, si indica alla persona di passare dal medico di medicina generale prima o durante il percorso.

Psicoterapia, farmaco o entrambi

La domanda arriva quasi sempre al primo colloquio, in genere nella forma «preferirei non prendere niente».

  • La psicoterapia da sola è una scelta praticabile in molti quadri d'ansia, nelle crisi reattive, nei problemi di coppia e in buona parte dei disturbi sessuali.
  • Il farmaco serve quando il sintomo è così intenso da impedire perfino di venire in seduta e di seguire un discorso: depressioni gravi, panico quotidiano, ossessioni che occupano l'intera giornata.
  • Insieme è una combinazione comune: il farmaco abbassa l'intensità, la psicoterapia lavora su ciò che la genera e riduce la probabilità di ricadute alla sospensione.
  • La decisione sul farmaco non spetta a questo studio. La prescrizione è un atto medico, e la sospensione lo è altrettanto: non si smette un antidepressivo perché la terapia sta andando bene, lo si fa con chi lo ha prescritto.

Le molecole che tornano più spesso in questi discorsi hanno una scheda nella sezione Pharmacy, in inglese, con dosaggi e tempi di risposta: escitalopram, buspirone, trazodone e propranololo. Servono a sapere che cosa si sta prendendo, non a decidere di prenderlo.

Errori che si vedono più spesso

  • Cercare la tecnica invece del percorso. Gli esercizi di respirazione tolgono il picco d'ansia e non toccano quello che lo produce. Funzionano come l'aspirina sul mal di testa: utili, non curativi.
  • Spiegarsi tutto da soli. Capire l'origine di un sintomo e sentirlo diversamente sono due operazioni distinte. Molte persone arrivano con una spiegazione completa e con il sintomo intatto.
  • Cambiare terapeuta al primo disagio. Le sedute in cui emerge qualcosa di scomodo sono spesso quelle che lavorano. Interrompere lì riporta al punto di partenza, con un professionista in più alle spalle.
  • Sostituire la seduta con la chat. Messaggi fra un incontro e l'altro spostano il lavoro fuori dalla stanza e lo indeboliscono.
  • Portare il figlio adolescente come se fosse un guasto da riparare. Quando l'adolescente arriva sapendo che lo stanno «mandando», la prima cosa da ricostruire è la sua disponibilità a esserci.

Domande frequenti

Dopo quante sedute si capisce se sta funzionando?

Molto prima di quanto si teme. Un punto di verifica dopo le prime sei-otto sedute è una prassi ragionevole: si guarda se qualcosa si è mosso — frequenza dei sintomi, intensità, margine di manovra nelle situazioni che prima si evitavano — e se non si è mosso niente se ne parla, invece di continuare per inerzia. Un percorso che dopo sei mesi è nello stesso punto di partenza non va prorogato, va rivisto.

È normale stare peggio all’inizio?

Succede, e non è un segnale di errore. Nelle prime settimane si nominano cose tenute ferme per anni, e nominarle le rende per un periodo più presenti: più pensieri, più sogni, a volte più tristezza. La differenza rispetto a un peggioramento vero sta nel fatto che la vita fuori dalla stanza continua a funzionare. Se invece cedono sonno, lavoro e capacità di uscire di casa, va detto subito e il ritmo si cambia.

Si deve per forza parlare dell’infanzia?

No. Si parte da quello che fa problema adesso, e il passato entra quando serve a spiegare il presente: spesso serve, a volte no. In un lavoro centrato sulla persona l’ordine lo decide chi parla, non un protocollo che impone di cominciare dai primi ricordi.

Come finisce un percorso?

Si concorda, non si smette. Le ultime sedute si diradano — da settimanali a quindicinali, poi mensili — e servono a verificare che quello che funziona regga anche senza l’appuntamento fisso. La chiusura si decide insieme, e resta aperta la possibilità di tornare per un richiamo, che è una cosa diversa dal ricominciare da capo.

Dove e come si comincia

Si riceve su appuntamento dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 19:00, in quattro sedi: Pieve Santo Stefano, Arezzo centro, Città di Castello e Umbertide. Il primo colloquio è gratuito e non vincolante. Telefono 347 4454271, posta elettronica [email protected]; i dettagli pratici sono nella pagina dei contatti, l'elenco completo delle prestazioni in attività e servizi e i titoli professionali nella formazione.

Seduta di psicoterapia individuale: il paziente parla e il terapeuta annota